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Allenarsi non è un optional

Nel mondo moderno allenarsi non è più una scelta accessoria, un hobby per chi ha tempo, o una passione per pochi. È una necessità.


La nostra quotidianità, così com’è strutturata oggi, tende a portarci verso una routine fatta di movimenti ripetitivi, posture obbligate e lunghi periodi di immobilità. Ore seduti, schermi davanti agli occhi, spostamenti minimi e sempre uguali. Il corpo umano, però, non è progettato per questo tipo di vita statica e monotona.


Allenarsi, in questo contesto, non serve a “migliorare la performance” nel senso sportivo del termine, ma a riequilibrare. A compensare ciò che la vita moderna ci toglie in termini di varietà di movimento, stimoli fisici e capacità di adattamento.


È importante chiarire un punto fondamentale: allenarsi non significa sottoporsi a sessioni iper intensive o agonistiche. Non significa distruggersi in palestra o inseguire obiettivi estremi.


Allenarsi significa, prima di tutto, muoversi con intenzione, prendersi cura del proprio corpo, mantenerlo funzionale, elastico e capace di rispondere alle richieste della vita quotidiana.


Quando parliamo di allenamento minimo indispensabile, intendiamo qualcosa di molto più semplice e sostenibile di quanto spesso si immagini.


Parliamo di:

  • un’attività aerobica quotidiana, come una camminata di almeno un’ora, che permetta al corpo di respirare, al sistema cardiovascolare di lavorare e alla mente di rallentare;

  • un’attività di forza e mobilità almeno un paio di volte a settimana, per mantenere muscoli, articolazioni e tessuti resilienti e capaci di muoversi bene nel tempo;

  • un’attività metabolica ad alta intensità almeno una volta a settimana, che può essere integrata nelle sedute di forza e mobilità in palestra oppure espressa attraverso uno sport, per ricordare al corpo come gestire sforzi intensi e brevi;

  • una seduta più leggera, focalizzata su meditazione e respiro, per riconnetterci con la calma fisiologica e con uno stato di pace interna, qualità sempre più rare in una società che viaggia costantemente a 300 all’ora.


Prendersi cura del corpo e mantenerlo in movimento non è una questione di hobby o di tempo libero, è il fondamento su cui si costruisce una vita vissuta al massimo della propria potenzialità.


Un corpo che funziona bene sostiene meglio lo stress, prende decisioni più lucide, recupera più in fretta e permette di esprimere energia, presenza e vitalità in ogni ambito della vita.


Con il tempo, però, può accadere qualcosa di ancora più profondo. Il praticante che fa reale esperienza di questo percorso non assiste solo a cambiamenti fisici, ma a un cambio di forma mentale. Ciò che inizialmente viene percepito come una necessità — “devo allenarmi” — smette gradualmente di essere un obbligo imposto e si trasforma in una spontanea tendenza all’ascolto e alla presenza. Muoversi diventa un modo per osservare il corpo in azione, per riconoscerne i segnali, per abitare il momento con maggiore consapevolezza e pace.


È una qualità che ricorda il movimento naturale dei bambini: non programmato, non forzato, ma istintivo, curioso, vitale. A quel punto il periodo del “devo allenarmi, cavolo che noia” lascia spazio a qualcosa di molto più autentico: “muovermi ed ascoltarmi è la mia natura”.


Allenarsi, oggi, non è un optional. È un atto di responsabilità verso se stessi.


Autore @filippolugo

 
 
 

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